Vita Pastorale
Chiesa Viva
FVS - Francescanesimo

A Vicenza il primo Santuario dedicato alla donna nell’Anno della Famiglia
Ogni uomo in qualsiasi parte del mondo si trovi a vivere, operare o dimorare, ha bisogno di dolcezza. Quella dolcezza costituita da quello sguardo pieno di disincanto che i bimbi trasmettono ai genitori, o al sorriso che una mamma o un papà ricevono dagli stessi nel momento del risveglio, se all’apertura dei loro occhi intravedono lo sguardo dei genitori. Sulla falsariga del linguaggio umile e musicale di papa Francesco che, fin dal suo primo anno di pontificato, ha voluto un Sinodo sulla famiglia (2014) e un altro sulla «pastorale del matrimonio» (2015), parafrasando una mirabile espressione dell’apostolo Paolo (1Cor 13,13), la ragione profonda che giustifica la centralità “polare” della famiglia è questa: che «di tutte [queste cose] la più grande è la carità». È quanto si vive nei legami presenti in tutte le famiglie: quello di cui si ha bisogno è soltanto una cosa, l’amore. È anche, in verità, ciò che emerge con chiarezza dalla biografia della beata Eurosia Fabris Barban, detta Mamma Rosa, la prima Beata italiana di Benedetto XVI, dichiarata tale il 6 novembre 2005 [bisnonna materna dello scrivente, ndr], la cui memoria liturgica ricorre il 9 gennaio.
scarica articolo Clicca QUI ![]()
9 gennaio – Memoria liturgica della Beata Eurosia Fabris

Questo mio breve intervento è una testimonianza, anche se non diretta, su una meravigliosa figura di donna cristiana il cui modello è attuale anche per i nostri giorni: la beata Eurosia Fabris in Barban (1866-1932), dai più conosciuta come «Mamma Rosa», i cui resti mortali sono ora conservati nella chiesa parrocchiale di Marola, in provincia di Vicenza.
Si tratta della mia bisnonna materna, la nonna di mia mamma Giovanna Barban, colei che mi ha dato alla luce. Sono consapevole che è assai raro poter scrivere, per quanto indegnamente, su un proprio antenato che, secondo la Chiesa, gode già della beatifica gloria di Dio mentre i parenti sono ancora in vita. Per questo narrerò qui dei dettagli inediti, che nemmeno la settima edizione della sua biografia – peraltro ormai esaurita – riporta.
Siamo a fine ’800. «Mamma Rosa» era così chiamata da Chiara Angela e Italia, due bambine rimaste orfane in tenerissima età della mamma, allorquando Eurosia decise di occuparsi di loro. La sua fu una vera vocazione a essere mamma, senza ancora avere generato. La scelta fu facilitata dal clima familiare intensamente religioso in cui visse e si formò Rosina, come era conosciuta in casa. Quella prima vocazione fu immediatamente seguita, a vent’anni, dalla seconda: il matrimonio col papà delle bambine, Carlo, un matrimonio eroico, dal quale ebbe nove figli. Tre di essi divennero sacerdoti: due del clero diocesano vicentino e uno religioso francescano, padre Bernardino Barban ofm, il suo biografo.



